Don Chino Pezzoli a Pontirolo Nuovo: la Messa, l’incontro con i parrocchiani, i libri
“È la famiglia il luogo dove si trasmette ai figli l’amore”. Lo ribadisce più volte e lo ripete, al termine dell’omelia della Messa celebrata domenica 23 febbraio nella chiesa parrocchiale di San Michele a Pontirolo, don Chino Pezzoli.
Novant’anni ben portati, bergamasco nativo di Leffe, in Val Gandino – “Sono bergamasco anche io, dunque so che lavorare è un valore, ma è bene sottolineare che si deve lavorare per vivere e non vivere per lavorare”, precisa sempre durante la sua omelia –, è il fondatore della Comunità Promozione Umana, nata negli Anni Ottanta e dal 1998 registrata come fondazione. L’obiettivo è quello di aiutare a trovare un futuro a tossicodipendenti, minori in difficoltà, ammalati di Aids ed emarginati in genere, in trenta centri operativi aperti in questi anni. È lo stesso don Chino a spiegarlo anche ai fedeli pontirolesi, dopo aver precisato che “Papa Francesco ci ha chiesto di stare in sette minuti per le nostre prediche e credo di aver rispettato questo limite”: “Siamo in 500 nei nostri centri, con 175 operatori e mandare avanti questa attività non è semplice”.
Don Chino, a margine della Messa, parla poi di alcuni dei suoi numerosi libri che ha scritto in questi decenni: “Un libro che va bene anche ai ragazzi è ‘La verità e la falsità’: come educare le nuove generazioni a dire la verità. Oggi i ragazzi tendono spesso a essere bugiardi, come lo possono essere i genitori, i nonni e i preti. Il sottotitolo è ‘Il volto e la maschera’, che non è però quella di Carnevale, ma non va bene indossare una maschera tutto l’anno perché non si è sinceri. Oggi è difficile dire sì quando è sì e no quando è no”.
E poi ‘Come educarci a essere persone libere’: “In questo testo tratto sì il tema della droga, ma anche dei ragazzi che crescono bambocci e che restano attaccati alla mammina anche quando hanno trent’anni – spiega – o sempre attaccati al telefonino, alle scarpe che indossano: liberi dalle dipendenze significa essere liberi da tutte le dipendenze, anche quelle dei soldi.
Certo, quello che serve, serve, ma vivere per i soldi, rubare per i soldi, imbrogliare per i soldi, quello no. I soldi servono per vivere e si lavora per vivere, non si vive per lavorare. Anche questa è una dipendenza. Non da ultimo, ‘La serenità brilla negli occhi’: ho voluto lanciare un messaggio in questa società ombrosa e buia, in questa società di persone spente interiormente.
Mi chiedo: che cos’è la serenità? Un libro che mi è stato suggerito da un grande papa bergamasco, Giovanni XXIII, che ha scritto un decalogo per la serenità. Solo per oggi cercherò di vivere serenamente la giornata senza voler risolvere il problema della vita tutto in una volta sola: ogni giorno si risolve il problema che si ha. Se vuoi risolvere tutti i problemi, non sarai mai sereno. E, ancora, Papa Giovanni XXIII dice: solo per oggi avrò la massima cura del mio aspetto, vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò semplice e umile nei modi, non criticherò nessuno, non pretenderò di migliorare gli altri se non migliorerò me stesso. E poi, un altro consiglio ancora: solo per oggi mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino ai miei desideri. Ecco, dunque, l’importanza della serenità, che va bene a ogni età della vita. A volte nelle famiglie c’è la violenza, che spesso attingiamo dove dovremmo attingere serenità, buonumore e la felicità che porta il Signore”.
In piazza Marconi i volontari di don Chino hanno allestito un banchetto con i suoi libri: tante copie sono state acquistate dai pontirolesi, mentre qualcuno è arrivato anche da fuori paese per incontrare il sacerdote. Accanto, un banchetto con i prodotti tipici del territorio, venduti per raccogliere fondi a favore delle attività educative e di recupero di don Chino.