Le Chiese si svuotano da quando abbiamo iniziato a smettere di annunciare e raccontare il Vero Gesù, il Vero Vangelo.

Mi frulla nel cervello questa domanda che mi ha fatto Sonia, neo mamma e giovane Sindaco di un paese di Milano. Ma è una domanda che spesso sento come affermazione e ancor più spesso è il titolo di qualche dibattito nei bar e anche in televisione.


Apro gli occhi: davvero le chiese si svuotano, ma sono sempre più pieni i Centri Commerciali, lussuosi, e ricchi di “ogni ben di Dio”, grandi “santuari” il cui obiettivo è il portafoglio o porta tessere di ogni visitatore/fedele, perché poi è così: tutti abbiamo le tessere fedeltà che ci fanno acquisire punti per spendere sempre più, sanno tutto di noi e noi siamo piano piano diventati fedeli di queste nuove Parrocchie.


Le Chiese si svuotano da quando abbiamo iniziato a smettere di annunciare e raccontare il Vero Gesù, il Vero Vangelo.

Le Chiese hanno iniziato a svuotarsi già ai tempi di Mosè, creazione di Dio per liberare l’uomo da ogni schiavitù, anche quelle più sottili e ambigue, una liberazione che chiede impegno, fatica, costanza. Ma si sa, se troviamo qualcosa a miglior prezzo, ne facciamo subito la nostra scelta di vita. Per aiutare il popolo in cammino verso la Terra Promessa, Dio regala alcune parole granitiche per non perdere la gusta strada, e la strada verso la pienezza della gioia è faticosa come salire un monte, ma la vetta ripaga di ogni fatica. Così accadde che in quel giorno, mentre Mosè si recò sul monte da Dio per ricevere la mappa certa e sicura per la Terra Promessa, il popolo stanco di faticare, e desideroso del premio istantaneo, si fabbricò un vitello d’oro e cominciò a chiamarlo Dio e ad adorarlo.

Da allora l’uomo non ha mai smesso di fabbricarsi un Dio a propria immagine, un Dio che

realizzasse all’istante i propri desideri e pulsioni. Il Vitello d’oro si è tramutato in Centri Commerciali: realizzano all’istante ogni desiderio.


I nostri pargoli cosa se ne fanno di Gesù, se a Natale è “Babbo Natale che porta i regali”; cosa se ne fanno di Gesù se è la “Befana” che porta le caramelle; cosa se ne fanno di Gesù se la morte è diventata un gioco da videogame, in cui uccidere ti fa vincere e se vieni ucciso “basta spegnere e riaccendere”.


Quando i bambini, e anche gli adulti, sono pieni e sazi di cose, Dio non serve più, anzi, dà fastidio con quella sua “morale del farsi prossimo” che invita alla condivisione e al rispetto. Dà fastidio la pratica della preghiera con quelle noiose “ave maria”, molto meglio quelle simpatiche macchinette che basta mettere un soldino e vinci sempre, invece che accendere una candela in Chiesa e non succede mai nulla (subito, ma….).

 

Le Chiese si svuotano perché gli uomini e le donne di oggi stanno riempiendo il loro cuore di cose da comprare e stanno svuotando la loro intelligenza affidandola totalmente alla tecnologia: fa tutto il pc e le app: per fare la spesa: un clik e arriva a casa; per trovare il compagno di vita: basta scrollare immagini web, si sceglie e si fa clik, per fare il matrimonio: un app ti prenota biglietti aerei, alberghi, tappe, fai clik e parti; per diventare genitori: un app ti programma l’ovulazione e diventi genitore, o meglio “badanti a ore” dei propri figli, affidati a loro volta all’ultimo cell che li porterà dritti alla dipendenza di cose e multinazionali. Ma è chiaro che si svuotano le Chiese: perché si stanno riempiendo i Centri Commerciali al “Dio Denaro, al Dio Business, al nuovo Vitello d’oro”.


La Chiesa è convocazione di chi desidera mettersi in ascolto di Dio che ci parla. La Chiesa è annuncio della Beatitudine della vita, è annuncio di vera Vita, vera Gioia, è annuncio di vittoria definitiva sulla morte, un annuncio che chiede un personale mettersi in cammino, fare fatica, fare scelte, lottare contro il male. La Chiesa è aderire ad un modello, il prototipo dell’uomo, è entrare in relazione, in comunione intima con Gesù Cristo. La Chiesa non è fare clik, ma è adesione quotidiana a quel Vangelo che Dio in Gesù ha incarnato, e questa adesione non avviene con un clik, questa adesione non si compra, questa adesione vittoriosa che porta a compimento la vita dandole senso e gioia imperitura chiede la fatica di una scelta quotidiana che si nutre di preghiera, contemplazione, di lectio divina, di vita evangelica, ma lo sappiamo benissimo: la fatica ci spaventa! La chiesa spaventa, il Centro Commerciale ammicca e non ci chiede nulla, solo strisciare il bancomat, ed è gioia immediata, ma effimera.


Non si svuotano le Chiese, si stanno svuotando cuori e cervelli che seguono gioie effimere a caro prezzo, il prezzo di una sudditanza fino alla morte e anche oltre, perché il tuo funerale lo pagano profumatamente i tuoi posteri che spesso devono anche pagare successioni e debiti.


Non solo vale la pena ritornare a scegliere il Vangelo di Gesù, ma è necessario e vitale ritornare ad ascoltare e a mettere in pratica l’invito alla pienezza della gioia che è nell’imitazione di Cristo, che è vivere rivestiti della Sua Grazia:


Tutti i Santi: i fedeli battezzati vengono e sono “rivestiti di Cristo”; hanno ricevuto il Sacramento del Battesimo: l’olio dei catecumeni per avere la forza di sconfiggere il Male (Satana) che abita nelle pieghe della propria coscienza; hanno ricevuto l’olio Crisma che li ha consacrati cristiani, “tempio” della presenza di Dio; hanno ricevuto una veste bianca, segno della nuova dignità di figli di Dio che riveste la totalità dell’esistenza umana; hanno ricevuto la candela accesa dal Cero Pasquale: la certezza della Resurrezione di Gesù che ha vinto la morte e ogni tenebra, illumini per sempre tutti i secondi di vita.

Halloween, come è concepita oggi in Europa, è una festa marcatamente anti Sacramento del Battesimo: si fa’ il contrario di quanto si celebra nel rito del Battesimo.

COSA MAI trova di divertente un cristiano a rivestirsi di orrido, di mostro e di morte?

Si combatte il male con il bene, non rivestendosi di male o da mostri. Si sconfigge il male con la santità.

Ci si rivesta di santità e si vada in giro a portare il lieto messaggio, con un dolcetto, un’immagine sacra di un qualche santo particolarmente caro. Tutti i santi hanno combattuto il male: sono per noi esempi di umanità riuscita da seguire, da imitare per poter vivere già ora “una vita beata”. Perché mai quindi un cristiano, un piccolo cristiano, bellissimo agli occhi di mamma e papà, di nonno e nonna, debba essere travestito dia piccolo mostro e avvicinato, a poco a poco, a filosofie esoteriche che nulla hanno a che vedere con il Vangelo di Gesù. Il 31 ottobre diventa allora un’opportunità per ribadire il credo cristiano apostolico: utilizzando la creatività, è possibile ritrovarsi per una preghiera per i defunti che in Cristo già godono la beatitudine eterna; oppure portare biscotti a forma di angioletti alle persone in casa senza obbligarle ad un ricatto e porgendo loro una preghiera su fogli a forma di farfalla…simbolo che richiama il passaggio da morte a vita, da bozzolo a

farfalla.

Certo: la responsabilità educativa del figlio è totalmente in mano ai genitori: a loro la scelta di quale indirizzo educativo e quali valori fondamentali seminare nel cuore e nell’intelligenza. Alla Parrocchia, alla Chiesa, alla Comunità Educante spetta di fare altrettanto: annunciare il Vangelo di Gesù e allontanare quelle mondanità che non devono essere prese alla leggera e con superficialità. Il male dell’umanità, infatti, è l’indifferenza dei genitori e degli educatori davanti a bambini e ragazzi maleducati. Una cattiva educazione porta inevitabilmente la crescita di generazioni fondati su valori che non sono valori, ma che sono minaccia alla civiltà umana.


Natale: ogni anno il 25 dicembre i cristiani celebrano il ricordo della nascita nella storia di Gesù di Nazaret. Evento realmente accaduto: “Il verbo si è fatto carne” (Gv 1,14).

Ogni anno celebriamo questa festa non nella noia di una ripetitività, ma nella gioia di poter rivivere nell’oggi quell’evento che fu un tempo, che suggellato dalla Resurrezione, diventa il filo rosso della nostra esistenza e della nostra speranza: Dio è con noi, l’Emmanuele, il Dio del nostro presente, e del presente della storia di tutta l’umanità.

E quando Dio è con noi, vive da Dio, agisce da Dio. E l’azione di Dio è di salvezza. Dio salva: l’Emmanuele , il Dio-con-noi viene chiamato Gesù. Gesù è indicato come jησοuς (Iésous) che è la resa in greco del nome ebraico ע ְיהֹוׁ֫שּו (Yĕhošūa, contratto in Joshua) a sua volta composto da ְיֹהָוה (YH[VH], nome proprio del Dio di Israele) e שע ָי (yasha, salvezza) quindi con il significato di "Dio è la salvezza”.

Noi, pensati e fatti a immagine e somiglianza di Dio, non abbiamo bisogno di inventarci pupazzi a cui delegare la gioia dei nostri cari. E’ Dio stesso che ha immesso in ciascuno di noi una scheggia della Sua divinità.

Dio chiede la nostra collaborazione: è attraverso di noi che Lui manda i suoi doni di vita a tutti. Qualcuno un giorno ha detto: “guardati intorno, forse accanto a te c’è un angelo senza ali”. Noi siamo, gli uni per gli altri, degli angeli che Dio manda come messaggeri e portatori di vita. A tutti è capitato di fare degli incontri che ci hanno cambiato e di aver assaporato, in alcune amicizie, una certa vicinanza di Dio che si concretizzava e si manifestava.

Così Dio agisce in mezzo a noi: attraverso la vita di ciascuno. Lo ha fatto con Maria di Nazaret cui ha chiesto di dare corpo al Suo Figlio. Con il suo Sì tutta l’Umanità ha ricevuto la certezza della salvezza sulla morte, e la Vita eterna. Quando Dio da qualcosa alle sue creature, passa attraverso la disponibilità e la libertà delle creature stesse.

Lo aveva capito anche Mons.Nicola, Vescovo di Mira, nato in Asia Minore, il quale innamorato del Signore Gesù, ha assunto su di sé lo stile del Vangelo, volendo imitare la vita stessa di Dio che è dono di Amore. Così, una notte, dopo aver pregato per i bambini della sua Diocesi, la forza della preghiera e della fede lo spinse a portare a tutti i bambini un dono.

Da allora, la nostra tradizione cristiana, ci ricorda che a Natale è bello scambiarsi dei doni sull’esempio di Dio che dà se stesso in dono a tutti nell’incarnazione del Figlio, e sull’esempio del Vescovo Nicola (diventato san Nicola di Bari) che porta doni ai bambini semplicemente spinto dall’Amore che nutriva per Cristo. Possiamo dire, guardando alla storia di san Nicola, che è stato proprio il Signore Gesù a suggerire a San Nicola di portare i doni ai bambini, senza ipotizzare nessuna visione particolare del santo o apparizione straordinaria. Da qui si può onestamente dedurre che i bambini hanno davvero ricevuto i doni da Gesù stesso, passando attraverso le mani del Vescovo.

Tutti i cristiani a Natale sono chiamati a imitare Gesù che si fa dono e S.Nicola, che in nome di Gesù, porta regali, e non a trasformarsi in Babbo Natale: essere semplicemente se stessi insegnando così ai bambini due grandi verità:

1) Dio cerca la nostra collaborazione per comunicarci i suoi beni. Inventare la presenza di un pupazzo che porta i regali ai nostri pargoli è pedagogicamente e teologicamente scorretto.

a. Non si devono dire bugie ai bambini, ma dire loro sempre la verità utilizzando il linguaggio che possono capire. Così come non è bene raccontare loro che i bambini nascono sotto i cavoli o sono portati dalle cicogne, così è giusto e doveroso dire loro che i regali a Natale li porta Gesù Bambino attraverso il discernimento nella preghiera di papà e mamma. A dire il vero, è proprio questo il punto più dolente. Questo passaggio di mentalità, richiede che i genitori siano testimoni di preghiera, che sappiano pregare anche davanti e con il bambino (bello sarebbe nel tempo natalizio, sostare davanti al presepe e pregare insieme, lasciando nei pressi della capanna la lista dei desideri…). Nel corso degli anni, è diventato più comodo delegare a un pupazzo la facoltà di portare gioia ai bimbi. Riprendiamoci questa facoltà! E anche se dovesse scomparire il pupazzo, non svanirebbe il Fascino del Natale!

 

In una società dove sono quasi scomparsi il padre e la madre, dove non c’è quasi più il senso della famiglia, sembra sia diventato d’obbligo inventarsi un palliativo. Ma all’inizio non era così. San Nicola, proprio vivendo fino in fondo il suo essere cristiano e credente da uomo, ha dato inizio a questa bella usanza dello scambio dei regali. Il Fascino del Natale non è che il regalo me lo porta un pupazzo tutto rosso, ma è credere che il dono me lo porti Dio stesso in persona…attraverso le mani di papà e mamma!!! Che bello davvero, che grande fascino poter dire al proprio figlio che il regalo richiesto è stato concesso dopo che i genitori riuniti in preghiera, avendo chiesto cosa fosse bene per il proprio figlio, abbiano percepito da Dio stesso la conferma o il consiglio di un regalo più idoneo, potendo così giustificare tale scelta al bambino stesso. Per il suo bene, nella preghiera, Gesù ha accolto la richiesta e insieme al discernimento dei genitori l’ha esaudita. A poco a poco cresce nel bambino la consapevole certezza della forza della preghiera, e imparerà a pregare Gesù…perché addolcisca il cuore di mamma e papà, e un domani sarà capace di pregare il Signore Dio perché addolcisca il cuore del violento o del prepotente…

b. Il rischio antropologico-educativo è quello di delegare a un pupazzo l’azione più bella di un genitore: fare felice il proprio bimbo.

c. Non solo: inventare un pupazzo che porta doni in nome di Dio, squalifica la divinità insita in ogni essere umano, è un duro colpo all’antropologia teologica. Chi più del proprio genitore può essere tramite di Dio per il proprio figlio, continuando quel legame di collaborazione e di trasmissione di vita iniziato con il concepimento?

d. La fede cristiana si nutre dei sacramenti. Invochiamo lo Spirito santo che illumina, fortifica, consiglia. Educare i propri bambini a rivolgersi a Gesù nella preghiera si ha poi la possibilità di interagire con i bambini circa le richieste fatte e di giustificare una decisione presa per il bene del figlio nata da illuminazione di Spirito Santo. Davvero Dio dà i doni attraverso le nostre mani.

e. Questa certezza ci sprona a imparare a pregare, a sentire Dio che ci parla e ci suggerisce la scelta giusta per occasione. Il bambino stesso chiederà ai genitori di pregare bene Gesù perché sentano bene cosa egli stesso Gli abbia comunicato.

f. Da ultimo: non solo non possiamo permettere ad un pupazzo di sostituirsi al genitore, ma dobbiamo anche vigilare che questa indebita sostituzione non diventi deleteria per il senso della vita. Si rischia di crescere pensando che le cose belle ci piovano dall’alto come diretta conseguenza di personali desideri che devono essere tutti esauditi, cancellando Dio dalla scena della gioia per farlo comparire sulla scena del delitto. Babbo Natale è il buono che porta i doni, Dio è il cattivo che chiama nel suo paradiso, allontanando da me quelli che ho amati. Chi crede in Babbo Natale dovrebbe poi andare da lui quando la situazione diventa critica e farsi coccolare da lui. E invece quando le cose si complicano ci si rivolge turbati e scandalizzati a Dio. E invece noi sappiamo che Dio dona sempre Vita e Amore: il Figlio Unigenito donato ha vinto la morte per sempre. Dio attraverso la libertà nostra e altrui, concede a noi le sue grazie, e quando saremo raggiunti dalla morte, la fede in Lui, la preghiera dei nostri cari, ci accompagneranno alla nuova rinascita. Abbiamo bisogno di rinsaldare questa fede a partire anche da come viviamo il Santo Natale. E’ Dio che ci strappa dal potere della morte, non Babbo Natale. E’ Dio che ci manda i regali, attraverso la preghiera degli altri.


2) I regali, a Natale, non sono un atto dovuto da esigere a tutti i costi, ma sono una richiesta che si innalza a Dio il Quale ci risponde attraverso il discernimento, fatto nella preghiera, dei genitori che ha messo come angeli custodi per i figli.

Fin da piccoli i bambini rischiano di crescere pensando che si possa chiedere ogni bene e pretendere che sia concesso. Così si arriva all’adolescenza pretendendo tutto e subito. Se invece recuperiamo il vero fascino del Natale, sarà possibile insegnare ai bambini che possono chiedere a Gesù bambino quanto il loro cuore desidera, e che i genitori, angeli custodi che Dio ha messo sul loro cammino, nella preghiera, ricevono da Gesù i consigli giusti per i giusti regali. Questo si chiama fare discernimento e insegnare il discernimento,

 

così che in un rapporto veritiero con i propri figli si giustificano anche le scelte fatte di regali dati, o non dati, o cambiati, scelte nate in un contesto di preghiera coniugale.

Già san Giacomo apostolo ci ricordava (Gc 3,16-4,3):

Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.

E’ necessario imparare e insegnare a chiedere: a chiedere con garbo e gentilezza; a chiedere secondo le proprie necessità; a chiedere quello che è necessario.

Per evitare di avere un domani figli che pretendono tutto, occorre fin da piccoli insegnare loro il dono di saper chiedere e insegnare fare discernimento. E lo possiamo fare mantenendo il fascino della tradizione cristiana e respingendo la tentazione di delegare a un pupazzo la gioia dell’educare.

Ecco il fascino intramontabile del Natale cristiano: Dio un giorno ha assunto la nostra storia, è nato in un preciso contesto storico e in una famiglia. E’ nato assumendo su di se la nostra natura umana. E Dio è nato come il Logos, il senso da dare alla vita; come Parola, Verbo, che puoi coniugare in ogni frase del tuo racconto che è la tua vita.

Dio è nato un giorno di duemila anni fa, è morto ed è Risorto, è vivo e non muore più. E’ il Presente. E’ presente in mezzo a noi. E Dio ogni giorno nasce, rinasce in ciascuno, rinasce in quanti gli fanno spazio, in quanti assumono in se la sua stessa logica di amore, di donazione gratuita, di vita generata, di perdono concesso.

Il Fascino del Natale è il Natale cristiano che è tutti i giorni, non solo il 25 di Dicembre dove si rischia di delegare a un pupazzo le sorti della gioia dei nostri bimbi.

Ogni giorno è Natale nella misura in cui ogni giorno, vivendo da figlio e da credente sta in ascolto di questo Dio che suscita nel cuore di ciascuno il desiderio di amore: fare e ricevere amore.

Dio ogni giorno nasce quando ciascuno è attento a quella parola di bene che ogni giorno, nuova, Dio mette nel cuore di ciascuno, e questa parola di bene seminata cerca di farsi strada, di farsi concretezza di gesti.

Dio ogni giorno ci viene incontro: semina a piene mani innumerevoli doni del Suo Amore per noi, e li affida a chi ci vive accanto.

La Grazia di Dio ci arriva attraverso la libertà dell’altro che in comunione con Dio si lascia diventare strumento per me del Suo Amore.

Così inteso il Natale, è la festa in cui una volta all’anno ricordiamo quel gesto straordinario e impensabile di un Dio che ha voluto entrare nella storia dell’umanità, la cui presenza non è relegabile solo al 25 Dicembre, ma Dio è presente ogni giorno dell’anno, così che, ogni uomo che sta in ascolto di Dio, in qualsiasi momento, può trasformarsi in strumento di tramite tra Dio e l’umanità arrecando agli altri la vita che Dio stesso a piene mani semina ogni giorno nel mondo.

L’Arcivescovo Cardinale Dionigi Tettamanzi, assorto in preghiera, ha l’intuizione di istituire il “Fondo Famiglia Lavoro” per dare una risposta concreta a tante famiglie che si sono trovate in difficoltà. Possiamo dire che “il Fondo Famiglia Lavoro” lo ha suggerito Gesù attraverso l’intelligenza attenta e disponibile di un uomo in preghiera.



Epifania: ogni anno il 6 gennaio i cristiani celebrano la Festa dell’Epifania, parola greca che significa “manifestazione”. In questa Festa viene dato l’annuncio del giorno della Pasqua. Le feste natalizie trovano il loro apice e il loro senso proprio nel fatto che quel Gesù bambino che celebriamo con commozione è proprio quel Gesù crocifisso, morto e risorto. Se non fosse morto e risorto, sarebbe superfluo celebrarne la nascita. Sarebbe un bambino come tutti.

In questo giorno, i cristiani sono guidati dall’esempio dei “re magi” che in cammino dall’oriente cercano la Verità guidati da una stella cometa. Il loro cammino si compie proprio davanti al bambino della “grotta”. Ecco allora l’invito simpatico di incoraggiarci a vicenda a continuare il cammino verso la Verità: ci regaliamo calze ripiene di cioccolatini e caramelle, simbolo del cammino che deve continuare anche per

 

ciascuno di noi, chiamati ogni giorno a ricercare la Verità, che per noi cristiani non è solo un insieme di concetti astratti, ma è il Signore Gesù Cristo.

PERCHE’ MAI quindi un cristiano deve il 6 gennaio celebrare “la befana” che è nome derivato dalla storpiatura del nome “epifania”, una creazione solo commerciale e che continuamente inocula nella società il triste binomio “befana-donna” che porta inevitabilmente a considerare la donna in modo dispregiativo. Un cristiano NON ha nessun motivo per festeggiare la befana.


Compito del parroco e del prete, del catechista e della comunità educante è annunciare il Vangelo di Gesù e il progetto sulla vita dell’uomo ivi racchiuso.


Si annuncia con tutta la vita: con il catechismo, sia per i fanciulli sia per gli adulti, ma ancor di più si annuncia con l’esempio e la testimonianza.

Il CATECHISMO di Iniziazione Cristiana per i fanciulli (=IC), come da disposizioni del 2013 da parte del CEM (Consiglio Episcopale Milanese) e della Curia di Milano, inizia in II elementare e finisce in V elementare. In IV elementare sono previsti i Sacramenti della Riconciliazione e della Prima Comunione; in V elementare il Sacramento della Cresima.


Per informazioni, è necessario e logico chiedere in Parrocchia, NON al panettiere o al parrucchiere o al Farmacista o al Preside, ne tanto meno fidarsi del “sentito dire delle pettegole”. I genitori, che sono i primi catechisti dei loro figli, trovano nella Parrocchia una collaborazione e un aiuto.


Il Catechismo è un percorso serio di introduzione alla vita cristiana in tutta la sua ricchezza, un percorso fatto necessariamente a tappe che si intersecano con la crescita naturale del fanciullo. E’ evidente che la richiesta di iscrivere il figlio/a al catechismo deve essere fatta con consapevolezza e convinzione. La Comunità Educante aiuta i genitori in questo delicato ma straordinario compito di introdurre alla vita cristiana i fanciulli.
Non ha senso quindi pretendere i sacramenti solo come occasione per fare la “tavolata con i parenti”. Si inizia il Catechismo come percorso che non ha una fine, ma come percorso il cui fine è diventare discepoli di Gesù, fedeli alla S.Messa domenicale e alla preghiera quotidiana: mancando questi presupposti, risulta fuori luogo ogni pretesa.


L’iscrizione al Catechismo e il suo annuale rinnovo si compiono alla IV domenica di settembre, Festa di tutti gli Oratori, come da indicazione dell’Arcivescovo attraverso la FOM.

Ogni anno (nel mese di settembre, mentre si rinnova l’iscrizione a Scuola, o a Calcio, o a Pallavolo, o a Basket, o a Karate, o in Piscina, o in Palestra ecc….), i genitori, insieme al figlio, liberamente rinnovano l’iscrizione al cammino di discepolanza. Il Catechismo NON si rinnova in automatico: è libera scelta da rinnovare ogni volta. Ogni giorno si sceglie di seguire Gesù Cristo, di essere suoi discepoli. Una scelta chiara e precisa. Chi sceglie Cristo fa la scelta di scegliere ciò che non porta a Cristo. Allontana via da sé atteggiamenti e stili di vita. Non si può servire a Dio e a mammona.


Non sono i musulmani che ci invadono: sono i cristiani che si auto annullano quando semplicemente, con la scusa dell’accoglienza della cultura del diverso, si butta via la propria cultura (crocifisso, natale, presepe). Ci manca il coraggio di “rendere ragione della speranza che c’è in noi”. Ci manca spesso il coraggio di vincere la vergogna di dirsi cristiani.


Il male dell’umanità (non solo il male del secolo), è l’indifferenza dei genitori davanti ai figli maleducati. Ecco allora la necessità di educare bene e con precisione senza lasciare al caso le nozioni e i valori fondamentali della vita umana.

 

Se nel mondo c’è freddo è perché i cristiani hanno smesso di riscaldarlo…loro che hanno ricevuto il mandato di essere luce e sale…e permettono di farsi rubare il sapore dalle mode effimere e passeggere ma sempre più spesso sono foriere di morte e non senso.


Bene quindi che il parroco, insieme alla Comunità educante, con libertà evangelica e con franchezza annuncino il Vangelo di Gesù e non pseudo verità per compiacere i capricci delle mode. Il parroco non deve piacere agli uomini, ma a Dio, non deve accontentare gli “amiconi di merende”, ma educare la gente ad essere “veri testimoni del Vangelo”. Non si può pretendere di dirsi cristiani e di contemporaneamente festeggiare senza nessuna remora halloween, la befana e babbo natale affermando quindi tutto il contrario di quanto si professa nel Credo della S.Messa domenicale. Un vero cristiano celebra i Santi, l’Epifania e il ricordo della nascita di Gesù come dono di Dio a tutta l’umanità.


Essere cristiani non è un’etichetta che ci si appiccica addosso: è uno stile di vita da vivere tutti i giorni. Essere cristiani è partecipare attivamente alla S.Messa tutte le domeniche (come ricorda anche l’amato Papa Francesco), non pretendere la messa di suffragio o il battesimo o il matrimonio solo per l’evento festaiolo: i Sacramenti sono dichiarazione pubblica di “conformità” al messaggio evangelico che si vuole mettere in pratica.


Il Vangelo, parola di vita vera che tutto trasforma ci custodisca e ci illumini ogni giorno


don Alessandro Giannattasio

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