Il 5 e 6 aprile a Roma: Giubileo ammalati e sanità
Il 5-6 aprile si terrà il Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità. Io sono un'operatrice sanitaria da 38 anni, mi piace il mio lavoro e cerco di farlo ogni giorno con passione e professionalità. Mi è stato chiesto di portare la mia esperienza come cristiana in ambito sanitario.
Cosa significa prestare servizio nella sanità come cristiana?
Per me significa cercare di vedere nel malato, nella persona che soffre, Gesù che ha preso le sembianze dell'uomo. Mi viene spesso in mente la frase del Vangelo che dice: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me." Significa che il malato ha bisogno, oltre che di cure mediche, anche di vicinanza, di conforto e di empatia.
Significa pregare per gli ammalati, per i medici e per i colleghi che li assistono. Significa accarezzare, ascoltare, cercare di capire e di immedesimarsi nella persona che ho davanti, considerarla non come patologia, non come numero di letto, ma come persona che si trova in una situazione particolare di sofferenza. Significa confortare e rassicurare i parenti, sostenerli, far capire loro che li comprendo e che sono vicina al loro dolore. Durante il periodo Covid, nel reparto era vietato l'accesso a tutti, sacerdoti compresi. Come cristiani abbiamo avuto l'autorizzazione di fare un Segno di Croce sulla fronte del malato; questo gesto semplice ma molto significativo per me è come dire al malato: "Coraggio, non aver paura, c'è Gesù che ti è vicino."
Significa rendersi conto che la vita giungerà al termine e, trovandosi al capezzale di una persona morente, poter con una carezza, una stretta di mano, un segno di croce sulla fronte, affidarla a Dio perché, abbracciandola, possa confortarla e accompagnarla in paradiso. Questi pensieri mi aiutano a riflettere che il lavoro dell'infermiera è anche una missione e che il Signore tanti anni fa ha guidato il mio cammino e continua a guidarlo.
Significa non avere vergogna di testimoniare il mio essere cristiana, ammonire quando sento bestemmiare, avere in tasca la corona del rosario, affidarsi sempre a Lui che tutto vede e tutto può. Ringrazio il Signore ogni giorno perché lo sento vicino, sento il suo aiuto in ogni istante, e lo ringrazio per avermi chiamato a questo lavoro che faccio con passione, che anche se impegnativo dà tante soddisfazioni e che sento come una missione.