LA FESTA DI TREVIGLIO 1522-2025
C’è una visione della vita e della storia che si nutre di fatalismo e di pessimismo e c’è uno sguardo sull’uomo che si professa sfiduciato e annuncia il trionfo dell’egoismo e delle mire ambiziose ad ogni costo.
Dalla parte opposta si trova la visione di chi sa ascoltare la voce della speranza e ne comprende il linguaggio. Gli uomini che fanno proprio questo modo di vedere e interpretare le vicende della vita e della storia sanno che c’è sempre uno spazio per la novità che solo il bene sa riservare e che c’è sempre una luce capace di squarciare le tenebre.
Solo con questo sguardo è possibile comprendere l’evento che la comunità trevigliese celebra ogni anno con stupore e fervore tali da contagiare anche i paesi limitrofi. Si tratta del Miracolo delle Lacrime, del pianto di Maria che, il 28 febbraio del 1522, ha salvato il borgo che a Lei si è affidato.
I fatti storici che costituiscono la cornice all’interno della quale collocare l’evento miracoloso sono complessi e possono essere compresi nel quadro delle mire franco-spagnole sul Ducato di Milano. In quel contesto non è possibile ridurre le vicende ad una contrapposizione tra buoni e cattivi e tantomeno non si possono collocare troppo facilmente i trevigliesi nello schieramento dei buoni. Il miracolo quindi non avviene come intervento celeste in difesa dei diritti degli innocenti.
Ciò che “smuove” il pianto della Vergine sono i cuori delle donne trevigliesi che, prima dell’alba, si raccolgono in devota preghiera davanti alla dolcissima immagine della Vergine, affrescata all’esterno della clausura delle monache agostiniane.
Gli uomini sono radunati in assemblea presso la basilica di San Martino e i consoli vanno incontro al generale Lautrec per scongiurarlo di desistere dall’assalto vendicativo. Essi sono quelli che “prendono in mano” la situazione, pensano ad una soluzione, escogitano un piano che, per quanto debole, è sempre meglio dell’inermità.
Gli uomini non hanno tempo di pensare alla speranza; le donne sì! Esse sanno che il bene che potrà venire loro incontro non sarà solo frutto dei loro sforzi e del loro impegno, ma dell’aiuto di Qualcuno che vede il bene meglio di loro perché è Egli stesso il Sommo Bene. Confidano pertanto in Dio e all’intercessione di Colei che è potente presso il cuore del suo Figlio. Così è stato insegnato loro e di questo nutrono la loro speranza.
Non avrebbero saputo definire la speranza che coltivavano nei loro cuori, ma l’avrebbero certamente identificata con il bene che avrebbero potuto ottenere, desiderandolo intensamente, nella consapevolezza di aver bisogno di Chi non sarebbe rimasto sordo alle loro invocazioni. E il miracolo avviene e il potente distruttore non può fare altro che deporre ai piedi di Maria l’elmo dentro il quale aveva custodito pensieri di vendetta e la spada con la quale intendeva attuare azioni di distruzione.
Le parole che subito si diffondono per il borgo sono espressioni di lode, i toni sono quelli della gioia, le emozioni coincidono con lo stupore e l’esultanza. Lode, gioia, stupore ed esultanza sono le “parole” che lo stupendo Santuario della Beata Vergine delle Lacrime comunica al fedele che lo visita, a partire dall’iscrizione sulla cimasa della facciata che parla delle “lacrime trionfanti” di Maria, alla citazione riportata al di sopra della venerata immagine, che presenta le lacrime della Madre di Dio come fonte di una gioia inebriante.
Nel contesto del Giubileo della Speranza la ricorrenza della Madonna delle Lacrime diventa occasione preziosa per cambiare la qualità dei nostri pensieri e diventare uomini e donne capaci di assumere l’orizzonte del bene e di tendervi con ogni sforzo personale, ma anche con lo sguardo diretto verso l’alto.